346 16. Vestito di cenci, colui che un tempo si adornava
di abiti purpurei, se ne va per una selva, cantando le lodi
di Dio in francese Ad un tratto, alcuni manigoldi si precipitano
su di lui, domandandogli brutalmente chi sia. L'uomo di Dio
risponde impavido e sicuro: «Sono l'araldo del gran
Re; vi interessa questo?». Quelli lo percuotono e lo
gettano in una fossa piena di neve, dicendo: «Stattene
lì, zotico araldo di Dio!». Ma egli, guardandosi
attorno e scossasi di dosso la neve, appena i briganti sono
spariti balza fuori dalla fossa e, tutto giulivo, riprende
a cantare a gran voce, riempiendo il bosco con le lodi al
Creatore di tutte le cose.
347 Finalmente arriva ad un monastero, dove
rimane parecchi giorni a far da sguattero di cucina. Per vestirsi
ha un semplice camiciotto e chiede per cibarsi almeno un po'
di brodo; ma non trovando pietà e neppure qualche vecchio
abito, riparte, non per sdegno, ma per necessità,
e si porta nella città di Gubbio. Qui da un vecchio
amico riceve in dono una povera tonaca. Qualche tempo dopo,
divulgandosi ovunque la fama di Francesco, il priore di quel
monastero, pentitosi del trattamento usatogli, venne
a chiedergli perdono, in nome del Signore, per sé e
i suoi confratelli.
348 I7. Poi, come vero amante della umiltà
perfetta, il Santo si reca tra i lebbrosi e vive con essi,
per servirli in ogni necessità per amor di Dio. Lava
i loro corpi in decomposizione e ne cura le piaghe virulente,
come egli stesso dice nel suo Testamento: «Quando era
ancora nei peccati, mi pareva troppo amaro vedere i lebbrosi,
e il Signore mi condusse tra loro e con essi usai misericordia».
La vista dei lebbrosi infatti, come egli attesta, gli
era prima così insopportabile, che non appena scorgeva
a due miglia di distanza i loro ricoveri, si turava il naso
con le mani. Ma ecco quanto avvenne: nel tempo in cui aveva
già cominciato, per grazia e virtù dell'Altissimo,
ad avere pensieri santi e salutari, mentre viveva ancora
nel mondo, un giorno gli si parò innanzi un lebbroso:
fece violenza a se stesso, gli si avvicinò e lo baciò
Da quel momento decise di disprezzarsi sempre più,
finché per la misericordia del Redentore ottenne piena
vittoria.
349 Quand'era ancora nel mondo e viveva vita
mondana, egli si occupava dei poveri, li soccorreva generosamente
nella loro indigenza e aveva affetto di compassione per
tutti gli afflitti. Una volta, che aveva respinto malamente,
contro la sua abitudine, poiché era molto cortese,
un povero che gli aveva chiesto l'elemosina, pentitosi subito,
ritenne vergognosa villania non esaudire le preghiere
fatte in nome di un Re così grande. Prese allora la
risoluzione di non negar mai ad alcuno, per quanto era in
suo potere, qualunque cosa gli fosse domandata in nome
di Dio. E fu fedele a questo proposito, fino a donare tutto
se stesso, mettendo in pratica anche prima di predicarlo il
consiglio evangelico: Dà a chi ti domanda qualcosa
e non voltar le spalle a chi ti chiede un prestito (Mt 5,42).